PITTORI  SICILIANI  DEL   PASSATO

STEFANO  BLANDINI

      E' triste parlare di un artista ad appena 10 anni dalla sua morte e vedere che sulla sua tomba non esiste neanche un fiore a ricordarlo: nè quello della gratitudine, nè quello del sentimento.
      Quanta vergogna un giorno ricadrà su questi uomini addottorati solamente di boria e vanità provinciale: incapaci a capire, incapaci a ricordare, incapaci a costruire immagini oneste di cultura nostrana.
      Eppure, caro Stefano, nella tua vita lavorasti molto e molto hai lasciato agli altri.
      I tuoi "acquerelli" rimangono insuperabili per espressività e densità coloristica.
      Le tue "composizioni"di frutti di mare sono ancora "vive": i ricci a guardarli sembra che prendano una frettolosa fuga, mettendo in moto tutte le loro gambe, le cozze boccheggiano ancora alla luna piena, mentre il polipo tenta di svignarsela scivolando dal tavolo.
      E chi non ricorda i marinai di Trezza, nessuno li ha immortalati meglio di te, con quel volto scavato di antica saggezza e quelle mani asciutte e nodose tendono ancora la sciabica al dolce tramonto.
      E i paladini? I tuoi famosi paladini di Francia sono ancora lì a combattere sotto il sole rovente, fra il luccichio delle corazze e il fragore degli scudi, sibilando nell'aria fendenti di scimitarra e colpi di durlindana, mentre fa eco il corno d'Orlando per la vile imboscata.
      Intatta è rimasta la odorosa bellezza dei paesaggi etnei.
      Ma dove superavi te stesso era quando dipingevi quei volti materni: vi sapevi dare una tale dolcezza che ancora oggi a guardarli commuovono.
      E sì, caro Stefano, bisogna dire che sei stato un grande cantore della tua terra, sapendone cogliere con maestria la dignità più onesta e la bellezza più pura..
      Questi erano i "soggetti" che tu prediligevi in quel bellissimo decennio degli anni '70.
      La sera Santo Marino, Elio Romano, Carmelo Comes, Giuseppe Aleo, Franco Landogna, Matteo Barretta, Tony Pennisi, Paolo Caruso, Carmelo Muscuso, Francesco Reitano, Lirio Ribaudo, Sebastiano Milluzzo, Emy Giuffrida, Graziella Paolini, l'architetto Lefavi e vi era anche quel volpone, come lo chiamavi tu scherzosamente, dell' ingegnere Garagozzo e tanti altri ci riunivamo e fra una barzelletta ed uno scherzo ci si scrollava di dosso tutte quelle incomprensioni e amarezze che gli artisti si portano dietro.
      A volte quel luogo di riunione mi sembrava il Piccadilly o il Montmartre della Bella Epoque, dove si riunivano i cosiddetti "Rivoluzionari" o "Anarchici" della pittura francese dell'800.
      Poi i più nottambuli, e tu eri fra questi, andavamo a mangiare dal "Vecchiu don Saru" ( trattoria ubicata al V.le Libertà vicino alla stazione ) dove tante volte ci si incontrava con Turi Ferro e la sua compagnia e insieme si terminava la serata ( o nottata ) fra un brindisi, una barzelletta e tante, tantissime risate; oppure d'estate si andava da un altro "Don Saru" di Capomulini, ma il posto che spesse volte si preferiva era da "Stefanu 'u piscaturi" a Ognina, che allora pullulava di baracche in riva al mare e con quelle luci brillanti accese sopra il blu notte e quello sfavillio di colori cangianti, vista dall'alto, sembrava una nave piena di festa pronta a salpare, e il proprietario, bontà sua molto comprensivo con gli artisti, ci consentiva di mangiare anche quando non si aveva una lira.
      Mi ricordo che, essendo tu di carattere puntiglioso e sensibile, quando vedevi che le nostre tasche erano più verdi che rosee, tiravi fuori i tuoi colori e con dei segni quasi magici riuscivi a cogliere i riflessi di luce delle lampare che scrutavano furtivamente fra i riflessi del verde corallo e le ombre color prussia intenso dei fondali assonnati di quel lembo di mare: dopo averlo mirato, compiaciuto, ne facevi omaggio.
      Questi erano gli anni '70, erano gli anni della fiorescenza dell'arte catanese.
      Questo eri tu in mezzo a noi; questi eravamo noi in mezzo a te.

                                                                                                                                                  Vincenzo Rizzo

            Da "Collana di Poesie Siciliane e Italiane" a cura di Antonino Bulla    ( vol. 12    anno 1986 )


    

  

PITTORI  SICILIANI  DEL   PASSATO

GIUSEPPE  FLERES

      La presentazione del pittore Giuseppe Fleres sarà curata dal m.stro Vincenzo Rizzo; attualmente è in corso di studi e ricerche biografiche dell'artista e sarà pubblicata quanto prima.

       "La scolaretta moderna"

      olio su cartone    cm 19 x 39       anno 1967   0300

       "Ciclista"

     tecnica mista tempera - olio su cartone   cm 20 x 33   0300

      

                      "Giovani - Alcool - Droga - Solitudine"                                                                   ( retro "Bisessualità moderna" )

                olio su cartone         cm 20 x 33            anno 1971   0300

       "La modella e l'uccellino"

      olio su cartone    cm 19 x 39       anno 1972   0300

       "La stiratrice"

     olio su cartone   cm 20 x 33       anno 1973   0300

       "Oggi non c'è trippa per gatti, ma topi per cani"

      olio su cartone    cm 20 x 33       anno 1979   0300

       "Gioventù moderna innamorata"

     olio su cartone   cm 20 x 33       anno 1973   0300

       "Mamma moderna in bicicletta"

      olio su cartone    cm 20 x 33       anno 1973   0300

       "Mamma moderna a passeggio con i figli"

     olio su cartone   cm 20 x 33       anno 1973   0300

       "La ciclista moderna"

      olio su cartone    cm 23 x 39       anno 1973   0300