Lettera aperta al Sovrintendente del Teatro Massimo Bellini
di Catania

avv. Antonio Fiumefreddo



      Caro amico avv. Antonio Fiumefreddo,

      le tue vicende legate alla gestione del nostro Nobile, Artistico, Aristocratico e Glorioso Teatro Vincenzo Bellini mi hanno toccato sia come cittadino che come artista.
      Sicuramente la cultura "Giurista" e quella "Artistica" sono diametralmente opposte; le due raramente vanno a braccetto.
      Credo, ma questa è una mia riflessione, che nella Tua "conduzione" non hai trovato o non ti hanno saputo affiancare dei buoni consiglieri.
      Oltre a questo, sono venute meno quelle basi socio - artistico - culturali che sono lo "zoccolo duro" su cui poggia ogni forma d'arte o espressione artistica.
      E se a questo viene a mancare poesia, sentimento e la sua ideologia, cade tutto di schianto e il "sipario si chiude".
      Molti, anzi moltissimi, cadono nell'errore che sia il Popolo a far nascere l'Arte e gli artisti.
      Niente di più falso e di più errato, in questo campo dell'Arte si è ancora indietro come lo fu il concetto Tolemaico sui movimenti planetari del Sistema Solare.
      Il Popolo nella sua visione ordinaria e semplice della vita non ha mai portato lo sviluppo artistico da nessuna parte, se non nel suo avvilente abbassamento e appiattimento e, perchè no, anche involgarimento; come lo si è avuto nel teatro del '600 e parte del '700.
      Questo genere di "Teatro popolare" venne poi ripreso nei "teatrini di strada", nelle "piazze" o nei "giardinetti" per il sollazzo di gente semplice e umile, che chiedeva solo di ridere e distrarsi dalle fatiche della povertà.
      Mi costa dire che storicamente il Popolo nell'Arte e nella Scienza è rimasto sempre a guardare, ad apprendere, ad ammirare, a compiacersene ed a evolversi.
      E da questo apprendere ed evolversi può nascere l'artista e lo scienziato della nuova generazione.
      Quindi, non è mai il Popolo che fa l'Arte e ne sviluppa artisti e cultura, ma semmai al contrario è l'Arte che usa e prende dal Popolo; e così è come in qualsiasi professione di Ingegno.
      Diceva Tomasi di Lampedusa che in una famiglia ci vogliono sette generazioni di persone oneste per fare un Signore Galantuomo.
      Tommaso Campanella scriveva che per fare un artista nel cuore deve albergare un'anima Nobile e nella mente lo Spirito Divino.
      Ciao Antonio, ti voglio bene forse più di quanto me ne vuoi tu.
      L'unica nota che mi duole è sentirti dire in televisione il 19 - 2 - 2010 su ReiTv che vorresti andartene da Catania per dare ai tuoi figli un futuro migliore.
      Se mi permetti, non fare questo errore, i tuoi figli nelle tue vicende professionali o politiche non c'entrano nulla; Catania è la loro Casa, la loro Terra, la loro Patria.
      Semmai, se mi concedi di darti un consiglio, prova a rivedere meglio dentro e fuori di te, sicuramente vi troverai le risposte giuste e la strada da seguire.
      A te sempre vicino.

                                                                                                            Vincenzo Rizzo

      Catania, 22 - 02 - 2010